La predicazione di Krishna sul monte Meru

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Sattva, rajas, tamas: tali sono le qualità uscite dalla natura naturante; son esse che incatenano al corpo, e attraverso di esse viene imprigionata saldamente al corpo l’immutabile incorporato.

Bhagavad Gita XIV,5

Nella corrente induista del krishnaismo, Krishna è venerato come Dio, la Persona suprema. Figura centrale del Mahabharata e del Bhagavad Gita egli è considerato un’avatara del dio Vishnu (avatara in sanscrito significa “discesa”, “manifestazione”).

Ed è a questo grande iniziato che si devono la dottrina della trinità della natura umana e la formulazione delle verità inaccessibili all’uomo. L’importanza di queste dottrine, che si trovano formulate nel primo libro del Bhagavad Gita sotto forma di dialogo tra Krishna e il discepolo Arjuna, risiede nel fatto che più tardi molti altri illuminati le fecero proprie. Tra questi, con ogni probabilità Platone fu il più importante.

Tra i punti salienti della predicazione di Krishna figurano il discorso sull’immortalità dell’anima, il mistero delle rinascite e l’enunciazione della dottrina dei tre Guna, ovvero le tre qualità intrinseche di ogni elemento fisico e mentale: Sattva, Rajas e Tamas.

La predicazione di Krishna sul monte Meru

Ritiratosi sul monte Meru, dopo sette anni di meditazione e penitenze Krishna riuscì a soggiogare completamente la sua natura terrena. Una volta conclusa la sua ascesi, egli riunì a sé i suoi discepoli e cominciò a rivelare loro i principi del suo insegnamento.

Krishna raccontò di come durante la sua unione mistica con Dio arrivò a comprendere la schiavitù dell’uomo rispetto ai propri sensi. Egli comprese inoltre che l’uomo terreno è un’immagine speculare della divinità e che esso avrebbe natura trinitaria, essendo costituito da intelletto, anima e corpo. Mentre il corpo è mortale e transeunte, l’anima sarebbe eterna e immutabile.krishna e arjuna

Durante la sua predicazione Krishna spiegò infine ai suoi discepoli il mistero del ciclo delle rinascite e della trasmigrazione delle anime da un corpo a un altro. Alla base di questo mistero vi sarebbe il rapporto dell’anima con la divinità e con le altre due componenti dell’uomo terreno: corpo e intelletto.

Per approfondire: La dottrina segreta dei Grandi Iniziati nell’opera di Shuré

Il mistero delle rinascite e i tre Guna

L’unità di anima e intelletto viene chiamata Sattva, la saggezza. Se l’anima si trova tra corpo e intelletto essa è dominata da Rajas, la passione. Infine, se l’anima è soggiogata dall’animalità del corpo, essa precipita nell’ignoranza, Tamas. Sattva, Rajas e Tamas sono i tre Guna, vale a dire le tre qualità intrinseche di ogni elemento fisico e mentale.

Se al momento della morte prevale Sattva, allora l’anima può aspirare ad un’evoluzione nella rinascita successiva. Se prevale Rajas, l’anima fa ritorno a coloro che sono attaccati alle cose terrene. Se infine a prevalere è Tamas, l’ignoranza, l’anima sprofonda nuovamente nel buio.

krishna arjunaTuttavia nessuno di questi stati rappresenta la perfezione. Affinché l’anima arrivi alla perfezione essa deve raggiungere la scienza dell’unità che sta al disopra persino di Sattva, la saggezza. L’anima conquista la scienza dell’unità quando conosce la divinità. Dio è superiore sia all’anima che all’intelletto e alberga nel cuore di ogni uomo. E l’anima che conosce Dio è affrancata dalla rinascita e dalla morte, dalla vecchiaia e dal dolore.

Per concludere

La lezione che se ne può trarre è la seguente: pur accettando la “situazione storica” creata dai guna (e la si deve accettare perché i guna derivano da Krishna) e agendo secondo le necessità di questa “condizione”, l’uomo deve rifiutarsi di valorizzare i propri atti e, perciò, di accordare un valore assoluto alla propria condizione.

Mircea Eliade,  Storia delle credenze e delle idee religiose

Nella predicazione di Krishna non è difficile cogliere delle analogie con le predicazioni di altri grandi illuminati. La grande novità, in questo senso, consiste nell’interpretazione delle azioni umane. Queste andrebbero viste infatti come dei sacrifici che mantengono l’ordine cosmico e quindi andrebbero compiute senza attaccamento alcuno al risultato.

Ma a questa condizione, che trascende persino Sattva, la saggezza, ci si arriva solo con la pratica dello Yoga.

Per approfondire: L’origine delle quattro arti esoteriche

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