La simbologia del tempo

di Franco Miceli – I popoli antichi percepivano le manifestazioni fisiche della natura e le interpretavano con una visione totalmente sacra della loro vita e dell’intero universo; vediamo di capire le manifestazioni abbinate al dio bifronte, Giano, esaminandone le sfaccettature che sono pervenute sino a noi sotto il profilo simbolico, per ricostruirne il significato filosofico.

Janus pater, il dio degli “inizia” e dei “prima”, è la divinità primigenia del popolo romano, dei .latini e della gente italica. Veniva identificato con le sembianze umane a due facce sullo stesso capo, diametralmente opposte. Secondo Nigido Figulo il nome Giano deriva da radice di divinus e di Diana, a sua volta molto verosimilmente derivati dalla radice indoeuropea “dey”, con il significato di brillante, splendente.

Un’autorevole ricostruzione fa risalire l’origine di Janus alla radice indoeuropea “ya”, estensione di “ei”, il cui significato proprio rappresenta il passaggio, sia fisico che spirituale, cioè da uno stato all’altro. È la stessa etimologia di “ire”, andare, per significare che il moto cosmico è continuo e ritorna sempre allo stesso punto di partenza.

L’aspetto mitologico di Janus è doppio: uno, relativo al periodo anteriore di Saturno (l’età dell’oro), e l’altro, posteriore (dal caos all’ordine), atteso l’aspetto simbolico del dio legato alla scansione tra il vecchio ed il nuovo anno ed al passaggio delle fasi del sole: calante e crescente.

In una statua di Giano il dio regge in mano il n. 300 e nell’altra il 65, a volere significare che egli è colui che scandisce il ciclo annuale.

Ciò è da mettere in relazione, non solo al simbolismo dell’anno, ma più precisamente con le due parti dell’anno stesso, infatti, se con una retta lo dividiamo il cielo in due parti, delle due porte solstiziali, l’una apre la parte la parte ascendente del sole e l’altra la parte discendente; luna sotto il segno del cancro e l’altra sotto il segno del capricorno.

Quindi Giano simboleggia, come axis mundi, una unità che racchiude due entità: le due porte solstiziali o celesti che sono le porte degli uomini e degli dei di pitagorico riferimento.

Nella religione indhi, queste porte sono messe in rapporto al devajana per la fase discendente e al pitrijana per la fase ascendente.

Ancora più avanti nel tempo quando nacque la commistione fra dei latini e dei greci, il correlativo di Zeus dimostrerà una diretta derivazione da tale dio: Janus Piter è Jupiter. Quindi il Giano dell’antica Roma come archetipo di origine divina finisce per essere il custode di forme arcaiche e di passaggio fra la giovinezza e la maturità, oltreché calendariale, i cui rituali venivano celebrati nel solstizio d’inverno.

Il tempio romano di Giano era collocato all’Argileto e si vuole consacrato dal re Numa Pompilio che contestualmente modificava il calendario lunare di dieci mesi in calendario solare di dodici mesi.

La figura di Numa Pompilio in questo contesto assume una duplice valenza di figura simbolica di riconciliazione e di definizione dei ruoli tra potere regale e potere sacerdotale, ponendo con ciò le basi del glorioso futuro regale di Roma. Macrobio ci tramanda che fu proprio Giano a dare inizio alla costruzione di templi e città, che inculcò il principio della religiosità e della virtù e ad avviare l’arte dell’agricoltura che aveva appreso da Saturno, ed a coniare monete.

L’introduzione dell’uso delle monete.. assume particolare significato perché rappresenta la prerogativa regale e sacerdotale, quindi simbolo materiale e spirituale nello stesso tempo.

Giano è anche portatore o di diversi attributi: “geminos”, per la sua dualità, “patulcius” e “clusius” che sono relativi all’apertura ed alla chiusura dei passaggi. Da questi due ultimi attributi la possibilità di mettere in relazione i due movimenti del passato e del futuro di ogni passaggio,  antevoria e postvoria, le due porte che delimitano la apertura e la chiusura, l’inizio e la fine.

Il simbolismo del dio si espande dal temporale allo spaziale se lo relazioniamo all’imperatore Domiziano, che pone la statua del dio nel “forum transitorium” con l’aspetto del Giano quadriftonte orientate ai quattro punti cardinali. Il dio è ancora legato alle acque dei fiumi e delle sorgenti, delle quali è elevato a protettore, Janus Tiberinus e Janus Fontus, con l’estensione ai porti fluviali, Janus Portunsus.

In alcune rappresentazioni Giano impugna un tridente, simbolo del triplice tempo passato, presente e futuro, che ci richiama la figura del dio indù Shiva. La mitologia mette in relazione il dio Giano con i figli di Shiva: Ganesha e Skanda. Il primo per rappresentare la conoscenza della pace interiore ed il secondo le arti marziali.

Altro accostamento è fatto con il dio Vayra, il vento, sia nella versione vedica che in quella iranica.

Altra funzione di Giano era quella di guardiano della soglia. Per tale ulteriore aspetto Sirio Italico ci tramanda la leggenda secondo la quale allorché Annibale dopo avere vinto i romani a Canne, volendo entrare a Roma, venne impedito dall’apparizione del Dio in testa a tutti gli altri dei. Il dio si guadagno la denominazione di un colle romano, il Gianicolo, che aveva sacralità di tutela per tutta la città.

Ovidio ci tramanda che Giano protegge le porte celesti e le Hore. Queste ultime, figlie di Temis, la giustizia, erano Eunomia, Dike e !rene: a rappresentare il giusto ordine, il diritto e la pace.

E tutte e tre a significare l’armonia, la perfezione e l’equilibrio cosmico di cui Giano ne era il custode, per una cosmogonia precedente a Zeus, alla soglia delle porte del cielo, sotto la costellazione di Temis, la Bilancia, che anticamente non faceva parte dello Zodiaco trovandosi al sopra delle altre costellazioni. Perciò Giano è ritenuto custode, provenendo egli da un’era cosmica precedente all’attuale.

Ancora Ovidio ci dice che il Dio aveva il potere di cambiare l’ordine dell’universo, assumendo il ruolo di reggitore dell’asse polare e celeste intorno ai quali ruota l’universo stesso. Plinio il Vecchio lo descrive come il punto cardine della ruota cosmica.

Lo complessità dei risvolti simbolici non ci esime dal rilevare l’ardita e raffinata speculazione filosofica scaturente dalla figura di questo dio. Giano biftonte ha due volti visibili ed opposti: il passato ed il futuro, ma anche uno invisibile il presente. Perché, allora, il passato ed il futuro sono visibile ed il presente no?

Per logica dovrebbe essere visibile il presente. Occorre, quindi, riportare il concetto di visibilità al mondo dei simboli, dove assume la veste di esprimibilità.

Il presente è esprimibile?

No, perché mentre lo si esprime è già passato, quindi non possiamo esprimere che solo ciò che si verificato, quindi il passato. E l’ipotesi di ciò che potrebbe accadere?

Esaminiamo attentamente una statua classica di Giano secondo i postulati di Ovidio e Tito Livio. Riscontriamo, da una parte un volto giovane, e dall’altra un volto di uomo maturo.

Ciò, per effetto del moto temporale che trasforma gli eventi potenziali in eventi già accaduti, passando per una frazione di tempo infinitesimale: ecco il presente invisibile perché inesprimibile.

Allora il terzo volto di Giano corrisponde al terzo occhio di Shiva: ciò ci fa comprendere che c’è una condizione al di là delle manifestazioni transitorie nelle quali il presente racchiude le due realtà.

Il terzo occhio di Shiva è invisibile ed immateriale e riduce tutto in cenere distruggendo ogni manifestazione, ma quando si verifica la simultaneità, il temporale nell’atemporale, tutto si ritrova e ci si rende conto che la distruzione è solo l’apparenza della trasformazione.

Il presente del soggetto consapevole “qui ed ora” diventa così il volto nascosto di Giano, nell’occhio invisibile di Shiva la chiave di volta della divinità dell’uomo nella sua intuizione e realizzazione delle innumerevoli potenzialità di ogni momento di superiore stato di coscienza della sua vita. Egli diventerà, perciò, creditore del passato e del futuro e pretenderà la resa di quel presente perenne di cui l’uomo era portatore prima della biblica caduta.

 Giano precede ed auspica la mitica età dell’oro degli Elleni, il biblico paradiso terrestre e, come il cristiano San Pietro, viene raffigurato con in mano le chiavi a testimoniare la sua veste di custode dell’accesso.

La portata e la potenza simbolica molto significative del dio delle porte solstiziali e della triplicità temporale, superano di molto il tramonto del paganesimo. Il cristianesimo consacrò il solstizio d’inverno nel nome di San Giovanni Evangelista ed il solstizio d’estate nel nome di San Giovanni Battista.

Tale abbinamento non è casuale ,ha solo consentito ai cristiani di rifarsi all’antica simbologia giocando sul parallelismo tra i due santi, raffigurandoli perfettamente uguali, ma uno ridente e l’altro piangente.

Taluni costruttori di cattedrali non caddero nel tranello. Infatti la vetrata della cattedrale di Reims porta l’effige di un solo San Giovanni, senza possibilità di distinguere quale sia dei due, ma con un grazioso particolare: sia alla destra che alla sinistra all’altezza del capo dell’effigie è riprodotto il girasole, chiaro simbolo solare e quindi solstiziale, nell’intento di-sottendere che i due santi sono da considerare uno solo e di origine non cristiano.

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