La spiritualità della musica nei Salmi di Davide

di Francesco Salime – Per Louis Claude de Saint Martin, il filosofo di Amboise, la preghiera interiore unita a quella esteriore sono fondamentali per la rigenerazione, e ancora dice “nuota costantemente nella preghiera come in un vasto oceano in cui non riesci ad individuare né la riva né il fondo e in cui l’infinita immensità delle acque ti consenta in ogni istante un’evoluzione libera e priva di turbamenti”

Questo pensiero è contenuto nell’ “L’uomo di desiderio”, opera composta da trecentouno cantici che nella forma riecheggiano i Salmi.

Il parallelismo è naturale con la raccolta dei 150 Salmi del vecchio testamento (raccolta denominata anche Salterio; la versione greca conta 151 e la versione antica siriaca ne conta 155), di cui 73 sono attribuiti al Re Davide, dodici al maestro cantore nominato da Davide, Asaf, dodici ai figli di Core, una famiglia di cantori leviti operanti sotto Davide, due al re Salomone.

Mentre per alcuni studiosi dell’antico testamento la gran parte dei Salmi sarebbero attribuiti a Salomone. Componente importante alla recitazione dei salmi è la musica, che per la sua spiritualità energetica è anche il linguaggio universale tra i popoli.

Sono molti i salmi che portano indicazioni musicali, ciò conferma l’importanza della presenza dell’elemento musicale nella liturgia ebraica fin dai tempi di re Davide, che viene inoltre descritto in diversi testi antichi in veste di cantante e danzatore.

Costatando l’antica origine della stesura si può affermare che nei Salmi appare la prima testimonianza scritta, della storia umana, dell’utilizzo della musica.

Nell’ebraismo la musica ha sempre avuto un’importanza fondamentale, essendo strettamente intrecciata alla ritualità ed identificata con la preghiera; lo stesso Re Davide, come appunto si racconta nei testi antichi, era un abile esecutore della cetra (un’arpa piccola).

La musica è nella tradizione ebraica fortemente legata alla parola scritta, cioè ai testi sacri, un’intima connessione che fa della musica un complemento della parola scritta, non un suo semplice accompagnamento.

La musica nell’ebraismo, è interna al testo biblico, un testo com’è noto, di sole consonanti, che gli scribi ebrei hanno completato con le vocali ed i segni di cantillazione, i te’amim.

Per lo Zohar, nel testo biblico le consonanti, che appaiono visibili, rappresentano il seno letterale, mentre le vocali ed i te’amim, celati, ne rappresentano un senso segreto ed esoterico.

Che la musica sia legata alla gioia, è un tema comune sia alla tradizione razionalistica che a quella mistica, che sottolinea però che si tratta di una gioia religiosa, di innalzamento e sprofondamento nella divinità, e non di un piacere terreno. Le schiere angeliche cantano, come canta l’uomo, anche se il canto dell’uomo ha nei testi mistici un valore superiore a quello degli angeli.

Nei testi mistici, inoltre, viene fortemente sottolineato il valore profetico della musica, un accostamento, come già osservato, del resto già presente nei libri biblici, dove il suono dell’arpa e dei cembali accompagna sovente l’apparire dei profeti. Inoltre, la musica annuncerà e accompagnerà secondo lo Zohar l’avvento dell’era messianica, quando si canterà in onore del Signore un “nuovo canto”.

Così, il canto dell’universo e delle stelle in lode del Signore di cui trattano i cabbalisti è molto vicino all’idea pitagorica e neoplatonica della musica delle sfere. E la consonanza fra le sfere celesti e mondo terreno è presente nello shofar celeste, la cui armonia segna per gli uomini l’annuncio della redenzione.

Le melodie ed i temi musicali che accompagnavano i salmi di Davide non hanno traccia scritta in notazione musicale, sono stati tramandati oralmente durante le cerimonie religiose nelle sinagoghe, e tutt’ora vengono intonate durante i riti nelle Sinagoghe. Poiché sono state tramandate oralmente queste melodie, supponendo che siano fedeli alle origini, oggi noi possiamo assaporare il fascino e la bellezza che aleggiava tre millenni fa nelle sinagoghe.

Ai greci, però, si deve la prima notazione scritta che traducesse le melodie e temi musicali tramite lettere che assegnavano momenti strumentali o vocali.

Poi a partire dal 5° secolo d.C. nasce e si sviluppa la prima notazione musicale, la gregoriana, che poi nel sec. XI Guido d’Arezzo ne crea un uso sistematico di un vero e proprio rigo musicale di 4 linee detto tetragramma, evolvendosi nel corso dei secoli fino ai nostri giorni con l’attuale pentagramma.

Si racconta nel vecchio testamento che quando Davide suonava la sua cetra alcuni cadevano in estasi indotti con la danza e la musica. Di Davide si narra che dopo la sua unzione segreta a re, fosse stato convocato dal re Saul, ripudiato da Dio e tormentato da uno spirito maligno, perché gli suonasse l’arpa.

E ancora nel vecchio testamento è narrato:

” Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui” (1Sam 16,23).

Così potrebbe essere iniziata l’attività di Davide come compositore di salmi. In forza dello Spirito di Dio, disceso su di lui con l’unzione a Re, scacciava con il canto lo spirito maligno. Il giovane Davide suonava la cetra così divinamente che fu segnalato al re Saul, il quale lo prese subito al suo servizio. Quando Saul era angosciato e in preda all’ansia, Davide andava da lui e suonava con l’arpa brani melodiosi e rasserenanti per calmarlo; i pensieri inquietanti che assillavano Saul svanivano e l’agitazione scompariva (Samuele 16:16).

La musica, che Davide amava profondamente e che gli dava gioia, a volte fu fonte di guai; Una volta, quando Davide e Saul tornarono vittoriosi dalla battaglia contro i filistei, agli orecchi del re giunse una musica gioiosa e trionfante, le donne cantavano: “Saul ha abbattuto le sue migliaia, e Davide le sue decine di migliaia”. La gelosia e l’ira furono tali che “da quel giorno in poi Saul guardava di continuo Davide con sospetto” (Samuele 18:7-9).

Il titolo del Salterio, che in ebraico significa “Inni”, era all’origine uno strumento musicale, utilizzato qui in senso traslato per indicare la raccolta di quelle preghiere rivolte a Dio in forma cantata.

I Salmi, così come sono giunti fino a noi, sono per la maggior parte musicati per essere impiegati nel servizio divino. Vi partecipano voci e strumenti di ogni genere.

Il frequente “segno di pausa ” (selah), in mezzo al salmo, stava ad indicare l’attacco di un intermezzo; Il segno di pausa indica che si deve rimanere in silenzio a meditare sulle parole del salmo; queste richiedono infatti un’anima quieta e silenziosa, che possa afferrare ciò che lo spirito santo le presenta (parole di Lutero).

La musica ha il potere di distoglierci dalle preoccupazioni quotidiane, e il canto può lenire come un balsamo le ferite di un cuore affranto.

La sera precedente alla sua esecuzione, Gesù con gli apostoli concluse la cena cantando lodi (Matteo 26:30).

Quarantacinque salmi sono detti mitsmor tradotti in greco con il termine salmo, che significa componimento musicale sacro accompagnato da uno strumento.

I temi e le melodie erano in relazione al senso espressivo del testo del singolo salmo: gioia, tristezza, melanconico, preghiera , ecc…

Anche Agostino confermò l’importanza della musica con il detto di: «Qui bene cantat, bis orat», cioè i sentimenti si esprimono meglio con il canto che con il parlare;

Allora il canto unifica sentimento ed espressione, manifesta e favorisce l’armonia dell’uomo, corpo e spirito, sensi ed emozioni. Se è corale, il canto unifica in una melodia la comunità, che per il martinismo è la catena, trasformandola in uno strumento ben accordato.

La musica, secondo Pitagora, simboleggia l’armonia dell’universo, e fa pregustare e penetrare nell’intimo la gioia celeste.

Sarebbe interessante una storia dell’interpretazione musicale dei salmi, che potrebbe costituire un vero ed autonomo capitolo della storia della musica. Allora il salterio è il libro «musicale» per eccellenza ed è stato il soggetto variamente interpretato da diversi musicisti compositori, a partire dagli octo toni gregoriani (con il tonus peregrinus del 1594) e poi A. Gabrieli (†1596), Claudio Monteverdi (†1643) Francesco Durante, G. B. Lulli, Johan Sebastian Bach, Antonio Vivaldi (†1741), Benedetto Marcello (†1739) Wolwang Amedeus Mozart (†1791), G. Donizetti (1820) Arthur Honegger (1921) Arnold Schönberg (†1951) ) Zoltàn Kodály (†1967) Igor Stravinsky, Luigi Dallapiccola, Leonard Bernstein, Luciano Berio). Allora il linguaggio musicale è lo strumento universale di conoscenza e di avvicinamento al divino. In conclusione i salmi, che furono composti per essere pregati col canto la musica e meditati, ci permettono di avere il privilegio di comunicare con Dio.

Per ciò che riguarda gli strumenti, nell’ultimo salmo del salterio, il 150 ovvero Dossologia finale, un «tutti» finale passa in rassegna l’orchestra del tempio con i suoi strumenti e raccoglie tante indicazioni esplicite recitando:

Alleluia.

-Lodate il Signore nel suo santuario,

lodatelo nel firmamento della sua potenza.

Lodatelo per i suoi prodigi,

lodatelo per la sua immensa grandezza.

-Lodatelo con squilli di tromba,

lodatelo con arpa e cetra;

lodatelo con timpani e danze,

lodatelo con corde e sui flauti.

-Lodatelo con cembali sonori,

lodatelo con cembali squillanti;

ogni vivente dia lode al Signore

-alleluja.

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